Pubblicato in: IL DIARIO

-MANIFESTO-

No non è così, ed è esattamente il contrario. Il raccontare non è decorazione, bensì fondazione. Il percorso per la propria narrazione richiede autoanalisi, poi trasparenza, quindi coraggio. Il coraggio di chi prende una posizione e dichiara il proprio punto di vista, perdendo, eventualmente, i pubblici che deve perdere e rafforzando i legami con quanti può davvero aiutare.

Non voglio rubare tempo a chi tempo non ne ha. Ricostruisco la verità lontana dalla finzione, scomponendo ogni parte di me. Mille pezzi in caduta libera dentro una gabbia e il suo tintinnio che, instancabile, delimita il senso dello spazio. Non assomiglio al fringuello poggiato sul ramo pronto a spiccare il volo, tanto meno alla monetina sottile che cade dal palmo della mano pronta a rivelare il gioco del destino.

Sono un insieme di tessuti sfilacciati che qualcuno ha lasciato lì.

Mentre la sera mastica e sgretola il silenzio, mi siedo cauta su un corpo che non c’è. Sento il rumore della mia stessa inconsistenza, dietro il sibilo dei miei pensieri muti. Le parole gorgogliano come liquidi che fuoriescono da una fessura. Fosse il bollore di un catino… La bolla cristallina che si leva verso l’alto. Vocali e consonanti che sussurrano ma talvolta cigolano quando l’emozione si veste di ruggine.

Il sole ha smesso il tiepido, lo vedo alle prime luci dell’alba. Stampa macchie sulle pareti e graffi sui vetri. Fuori è silenzio. L’aria ha ripulito persino i respiri, mentre il gioco dei bambini si è fatto taciturno. Ho promesso al nuovo giorno di percorrere le mie tratte nere in attesa di poter intrattenere ogni momento. E’ da tenere il grigio ingiallito. Potrei mescolarlo all’odore del catrame umidiccio che riflette la corsa dei passi e farne carta da parati per il castello di cartapesta. Affondo le unghie in questa grotta che risuona i suoi echi antichi. Il vuoto si colma di fermenti, come brividi che risalgono lungo la schiena. Questa pendenza contraria al moto mi ricorda. Assomiglio a quella salita imperlata di briciole e crepe che si fanno sempre più secche fintanto che, intanto che, laddove, mentre…

Piove, tutto scivola e io lascio che sia.

PAOLA.

33 pensieri riguardo “-MANIFESTO-

  1. Questo post non è accompagnato da immagine… penso che l’immagine si visualizzi dentro ognuno di noi che leggiamo e per quello che proviamo andando avanti riga dopo riga .
    La mia immagine è simile ad una videocamera che focalizza lenta un quaderno diario di tantissimi anni fa, abbastanza impolverato che sta chiuso su un comodino dall’aria retró . Una finestra aperta, il vento che entra e allontana la polvere su di esso, smuovendo la copertina che si apre. Ora l’occhio della videocamera si concentra sulla prima pagina scoperta, un po’ ingiallita ma piena di parole, lasciate lì da chissà quanto tempo. .. buongiorno Paoletta. 🤗

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  2. Ecco, questa è la Paola che ho imparato a conoscere e ad apprezzare, emozioni allo stato puro, sensazioni colorate e non affiancate a ricordi ed immagini del presente e del passato…
    Meraviglioso!

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  3. Questa è esattamente la potenza che sapevo sarebbe emersa non appena le lenti del tuo animo si fossero messe a fuoco, come un potente telescopio che però invece di catturare le immagini lontane, spara emozioni da un mondo profondo…
    Bravissima, ma non hai bisogno che sia io a dirtelo…
    C’è un energia oscura di cui tu non temi l’ombra che proietta, a cui attingi quando crei, perché riesci a dominarla, come un cavaliere da rodeo che sembra abbandonarsi ai tentativi del cavallo di disarcionarlo, ma in realtà stringe quando deve stringere ed allenta il morso con sapienza, finché l’animale selvaggio viene domato e così avviene con la tua scrittura, che sorge dall’underground e che tu catalizzi.
    Non abbiano ancora visto nulla ed è già molto.

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  4. Potrebbe essere senz’altro il Manifesto introduttivo alla Storia di un’anima appartata, schiva e ribelle. Biografia di un’artista si colora e canta nuove melodie di emozioni, di vissuti, di vita vissuta che si fa vivente. E’ un esplicito invito all’ascolto partecipato del vibrare del mondo fattosi persona abitata d’arte e di poesia.

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  5. Ognuuno comprende meglio di ognuno il proprio vissuto; spesso non lo comprende (perche’ siamo un mistero a noi stessi) ma lo sente piu’ degli altri che spesso, se confidiamo qualcosa dicono “cosa vuoi che sia” o un “ti capisco” detto con sufficienza senza aver capito alcun che. E c’è chi, come ad esempio Paola, ha un canale in piu’, che non tutti hanno, per trasmette qualcosa del nostro mondo interiore. Giusto qualcosa, cio’ ceh si sceglie di rivelare, in quanto il nostro mondo interiore deve comunque restare interiore. Ciao.

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  6. “E c’è chi, come ad esempio Paola, ha un canale in piu’, che non tutti hanno, per trasmette qualcosa del *nostro mondo interiore.”. “…..del *proprio mondo interiore….”

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  7. “….Piove, tutto scivola e io lascio che sia…”. Anche io, riferito a me chiamo questo atteggiamento con questo ossimoro: “attiva passività”; passività in quanto non si puo’ e non si deve arrestare il fiume della vita (o la pioggia che sia); attiva in quanto, anche lasciando che sia, si osserva tutto cio’ che inerorabilmente accade, si vive ogni goccia di questa pioggia, ogni fiotto di questo fiume della vita. Ciao Paola 🙂

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