Frankenstein e il cestino per il pranzo.

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I miei primi anni di scuola li ho vissuti molto a scuola, ovvero li ho trascorsi entrando alle otto e trenta del mattino e uscendo alle diciassette e trenta, tutti i giorni esclusi il sabato e la domenica. Per ovvietà di cosa mi toccava pranzare in istituto. Essendo ad un’ora di distanza da casa mia non avrei mai fatto in tempo a tornare a casa per poi rientrare. Vista la situazione mia madre mi regalò un cestino per il pranzo, era a forma di bauletto, di vernice rosa antico esartontandomi più volte di prendermene cura poiché a sua detta era di valore (giustamente alle elementari occorre il bauletto di valore…)

In quel periodo però mi stavo già affacciando ad una realtà che in fatto di gusti non sposava assolutamente quelli imposti. Per meglio intenderci la mia mente navigava a spron battuto in acque piacevolmente mostruose⤵️ molto distanti dal classico “Via col vento” datato 1939 che a casa mia rappresentava l’oracolo attraverso il quale versare fiumi di lacrime con tanto di cuscino stretto al cuore. Oeugh…

immagine Tumblr

Ero affascinata da Frankenstein, fra i tanti film in bianco e nero che ogni tanto passavano in tv quello mi colpì e affondò tanto che un giorno presi il mio bauletto e lo riempii di cuciture a vista.

Ovviamente ci fu il consueto castigo, avevo disobbedito e rovinato un porta vivande di valore. Approfittai del momento catartico per Frankensteinizzare tutto, quaderni compresi e il perché è semplice: Mary Shelley l’aveva vista lunga, parlando di un essere fatto di cadaveri, di un Prometeo moderno, disobbediente che oltrepassa i limiti della moderazione, che infrange il naturale corso della vita riportando in vita l’orrore celato nella vita stessa.

Amando io il genere e consapevole del fatto che l’imperfezione è per me valore accentuato da una società che personalmente identifico come un colabrodo che viaggia al rattoppo, nella mia collezione saranno tutti dei Frankenstein. Sono partita da lì, da una me ricucita e dal rosa antico del mio porta vivande.

Paola.

39 comments on “Frankenstein e il cestino per il pranzo.”

  1. Chi decide cosa è brutto o bello??
    Chi decide chi è il Mostro?
    La Creatura di Mary Shelley ha Insegnato che i “mostri” sono gli altri….anche se pochi lo hanno capito.
    Io ho fatto pace coi miei mostri e ora ci vado a prendere un caffè 😉

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  2. Il portavivande di valore in effetti non poteva mancare.
    Certo che non è che si siano impegnati troppo per capirti, no?
    Ti volevano a loro immagine, e non si rendevano conto che non lo eri affatto.

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