Due raggi di sole rimasti impressi sul muro, nascosti fra le tende fragili che chiudono il mondo fuori dal lucchetto. Un tempo così, molto così, fra silenzi e chiacchiere di quel pochino di, quel tanto di colore che sa di giorno, freddo e a colori lividi. Si viaggia a momenti, con i colori tipici dell’autunno, un po’ di giallo, un pizzico d’arancio e quel rosso funereo che toglie vita alla vita.

Ha ragione chi dice “chissà quando si potrà”, non c’è menzogna peggiore se non quella di negare al desiderio IL sentire. Siamo fatti per vivere una volta pizzicati dall’esistenza ed è richiamo di necessità tornare al piccolo desiderio.

I silenzi appiattiscono tutto, un foglio piatto accoglie ma è suo compito raccontare. C’è chi riesce e chi come me talvolta tace per non appesantire il greve che veleggia libero travolgendo tutto.

Sì passerà, molti dicono così, ma è anche vero che nel frattempo sono i muri ad averla vinta.

Ho sempre amato la penombra che si fa tenebra e forse, per darmi un barlume di scanzonata ragione, perché in fondo al peggio mi sono sempre dovuta adattare. Questi tempi sono così, il disegno perfetto di un elettrocardiogramma che disegna punte verso l’alto e curvature al ribasso. Momenti, tanti momenti confusi che nessuno sa più come riordinare.

Nel frattempo sto nel mio, sì l’angolino perfetto che mi accoglie senza chiedere nulla in cambio. È sollievo e gratificazione, è speranza taciuta e compostezza. Lascio a chi di dovere la fanfara delle tante parole attorcigliate e dei colori disturbanti.

Mentre disegno sorrido, tutti sorpresi dall’esplosione cromatica che di tanto in tanto mi concedo. Occorre guardare bene per capire, perché a volte i colori sono la massima espressione di un disgusto che non trova altro modo per raccontarsi.

Paola

fotografia personale