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“Indovina cosa faremo stasera” – 31 dicembre 2020

…cinque

…quattro

…tre

…due

…uno

Basta sapersi accontentare,

Si può raccogliere uno specchio senza mare, mentre gli occhi fissi prendono luce da uno schermo in tv.

Si può raccogliere il fiore innocente da mettere un poco più in là sul tavolo tarlato, caduta la luna nel piatto non resta che il neon sulla minestra riscaldata.

Nel gran bar delle chiacchiere il tempo è ospite. Onore e paillettes brillano all’orecchio del megafono. Se piove o c’è sole l’aria fa ventaglio, anche quando il mattone chiude gli spiragli e tutto se ne va.

Poi cambia l’orologio, due, venti più uno non fa tre.

L’ anno indietro che avanza sta, senza burro come il liscio dell’olio che è ruvido. L’anno dell’amaro dopo il caffè, delle lune storte e dei passi rotti, delle tasche leggere e dei sospiri di piombo. E’ il tempo delle mele, dell’amore strafatto, dei fiori d’arancio schiusi nelle cattedrali di carta muffa, dell’incenso al sale e del sole tumefatto.

Incalza lento il walzer delle ore mute, parole sorde che nessuno vuole più. Più e più non fanno a meno di, a meno che non sia per.

Per un battito d’ali e di vita, di minestre lasciate lì. Di tavoli vuoti e fiori nel piatto, ci si accontenta anche così.

Uno…

Due…

Tre…

Quattro…

Cinque…

Le iniziali diventano maiuscole, e di nuovo non è nuovo, dice il calzolaio.

La vita è così, è quel sempre senza per, a grandi lettere si beve così. Giorno dopo giorno, come il vento che sommato a uno diventa il plurale del sognatore. È l’anno che verrà?

Io amo il vecchio che è già stato, consacrando l’argento caduto fra i capelli.

Io riprendo da lì.

Ogni volta è così.

Paola.

immagine Pinterest

Crom Award 2020 – presentazione racconti — ilperdilibri- Grazie Gianni è stato divertente 🖤

Ed ecco i racconti finalisti del Crom Award 2020. In effetti pensavo che ce ne sarebbero stati di più, ma a causa di tempo e impegni dei possibili partecipanti, il numero si è ristretto di molto, direi molto molto. Ma non disperiamo, anche perché quello presentato è davvero delizioso. Tempo in aceto Commentate numerosi, comunque […]

Crom Award 2020 – presentazione racconti — ilperdilibri

I pensieri di Marta Phipps: il ritorno letterario.

Qualcuno di voi ricorderà sicuramente Marta Phipps, l’interprete principale del mio primo, nonché coagulato romanzetto che scrissi anni fa, “Zucchero, miele e veleno”, edito Booksprint.

Marta, proprio lei, la giovane ragazza trasferitasi da Londra a Bibury, nota località delle Cotswolds, abitata da ben seicento anime. Ebbene, dopo varie riflessioni sul caso, penna alla mano si fa per dire, è di ritorno con qualche piccola novità.

Per dare un seguito alla sua esistenza, ho deciso di creare un altro libricino nel quale la vedremo alle prese con i suoi pensieri. La dinamica del libro sarà anche “artistica”, questo perché sento la necessità di aprirmi a nuova esperienza. Il come lo si vedrà una volta stampato. Ok un po’ di spoliler, ma non troppo.

Qui posterò parte dei contenuti del testo, mi aggrada l’idea di fermare questi attimi ricreativi dal mio lavoro. Questa è una casa che mixa l’arte alle parole dunque credo che sarà molto divertente utilizzare questo format utile al domani. Ci sarà un’intera categoria dedicata a lei che intitolerò: MARTA PHIPPS-PROGETTO LETTERARIO parte seconda.

Cara Marta ben tornata! Eccola impegnata nel suo amato birdwatching, sssshhhhhhhh, facciamo piano per non disturbare. Ma quanto sono scemina oggi???????

Paola.

“Otto alle dodici”

A pagina otto alle dodici, sono le dodici meno otto. Otto minuti che separano il prima dal dopo. Sento battere il cuore, il tempo sembra resistere nel buco del cuscino. Cucio i sogni, uno dopo l’altro mentre l’orologio ruba pezzi di me. Il peggio, cosa vuoi che faccia, lo abbandono al miracolo che sta più in là, sempre in attesa che tutto diventi il meglio del possibile.

Nessuno sa che qui il freddo fa disordine. Scivola dalle pareti, abbraccia le coperte e poi fugge di nuovo. Il tepore fa la sua paura, lascia macchie di umido che stanno lì nell’angolo a fissarmi per poi volare verso il soffitto che a me schiaccia l’aria.

Mi sposto.

Da sotto il materasso il mondo sembra migliore. Suole e caviglie non fanno l’identità ma sorreggono corpi senza faccia che corrono tutto il giorno credendo che quello sia il vero vivere. Già, anche io corro, qui sotto si può. Quattro passi muti fra granelli di polvere che orlano il pavimento mentre la radio suona della pioggia che verrà. E’ la fine delle rondini e degli arcobaleni caduti nelle tinozze delle scarpe sporche. E’ la fine del tempo aperto, ora si che tutto potrà morire nella pace, lieto d’esser stato vissuto.

Ascolto.

C’è una ninna nanna che adoro, sta sempre nel cassetto delle calze. Non so perché abbia deciso di stare lì, con tanto posto che c’è. Non parla, non dice mai nulla di interessante ma culla gli intenti di chi come me non vuole essere trovato. Giochiamo a nascondino sotto la coltre di fumo che sputiamo fra uno sbadiglio e l’altro lasciando con “cordialità” al nuovo giorno le sue fresche note rubate alla notte. E’ la festa della tristezza, così è alle dodici meno otto, un cumulo di chiacchiere che volgo allo specchio. Lui assorbe persino l’odore della moquette. Che amico indiscreto, tutto vede e restituisce, tutto dice e attraversa impenitente. Sono carta o spugna?

Dice il saggio “lascia fare a chi sa.”

L’allegria sbatte contro i vetri della finestra, “ssssshhhhh fai piano!” dico, “potresti svegliare qualcuno.” Che maleducazione, sempre alla ricerca del sorriso l’ingrata. Non vedi che non è momento? E’ notte, sobrietà e eleganza stanno danzando, nessuno disturbi. Ci sono anime in volo e sospiri che meritano la giusta lacrima. La mia è già pronta, cristalli di sale cuciti sulle palpebre come stelle argentate che accendono il mio sguardo malinconico. E’ mio e nessuno tocchi, nessuno prenda o ancor peggio tenti di comprendere. C’è l’angolino lassù in alto, e lì tornerei.

Dice il saggio “lascia il sapere e vivi il cuore.”

Mi sposto.

Mi prendo per mano e dico “andiamo“. Tu ed io, oltre quello che nessuno sa.

ESSE EST PERCIPI.

DIARIO PERSONALE